X Factor 2019: analisi di Delia Romano

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X Factor è il talent show musicale più famoso del mondo, mira a fare emergere nel mondo dello spettacolo cantanti musicalmente dotati e li aiuta e li migliora in un percorso finalizzato alla loro formazione. In Italia è in corso, su Sky, la tredicesima edizione di questo programma che inizialmente era curato dalla Rai e che ha reso famosi cantanti come Marco Mengoni, Noemi, Chiara Galiazzo, Francesca Michielin, Giusy Ferreri e i Maneskin.

Seguo questo talent fin dalla prima edizione perché amo la musica e mi diverte formulare giudizi su giovani e meno giovani che si cimentano in questa coraggiosa avventura, pronosticando il loro eventuale avvenire nel panorama musicale italiano o addirittura internazionale. I giudizi in verità li danno soprattutto i giudici scelti dalla produzione mentre il pubblico, con il televoto, incide ora marginalmente, ora totalmente, a seconda del momento della gara in questione. Per chi non lo sapesse, le categorie di cantanti sono quattro: gruppi, under donne, under uomini e over che sono gli artisti che hanno più di 25 anni.

Delia Romano

Inutile dire che il successo di questo programma dipende molto dalla bravura dei cantanti ammessi ai live ove si svolge la gara vera e propria, dopo una dura selezione effettuata con audizioni severissime. Tuttavia fondamentale è anche la scelta delle persone che compongono la giuria e l’allestimento in generale.

Quest’anno ci sono parecchie critiche e lamentele e io stessa non mi sto appassionando allo spettacolo come negli anni passati. Da una prima analisi, frutto delle puntate fin qui viste, devo dire che non appaiono particolarmente felici né i giudici né, di conseguenza, i cantanti che stanno andando avanti nella gara.

A mio parere i quattro giudici scelti e cioè la mitica Mara Maionchi, Malika Ayane, Samuel dei Subsonica e Sfera Ebbasta non sono all’altezza della situazione e fanno rimpiangere giudici del calibro di Morgan, Elio, Simona Ventura, Manuel Agnelli, Mika e lo stesso Fedez.

Intanto l’impressione che danno allo spettatore è di essere più che altro annoiati: mai un’opinione critica costruttiva, mai un giudizio tecnico, mai un consiglio reale. La sensazione è che siano stati invogliati ad apparire più buoni per suscitare le simpatie dei telespettatori, quando invece è esattamente  il contrario.

Chi vede questo genere di trasmissioni ama già la musica e ascolta abitualmente canzoni, per cui sa giudicare da solo e desidera più che altro un sostegno di tipo tecnico. Non sa che fa farsene di un semplice “hai spaccato” o “mi hai emozionato”!

Anche la coreografia non è, ma già da un anno, all’altezza di quella di Luca Tommasini, ma comunque non è sicuramente il punto più debole del programma. Il migliore rimane Alessandro Cattelan che si barcamena in questo quasi naufragio, cercando di stare a galla con la sua esperienza e la sua preparazione, conducendo egregiamente le puntate e cercando di rimediare a frequenti gaffe.

In ultimo una riflessione sulla prima puntata di Extra Factor, programma che va in onda subito dopo X Factor e che è stato di una tristezza infinita, non tanto per l’eclettico Achille Lauro che secondo me ha delle qualità, ma più che altro per la mancanza di idee originali e fantasiose quali quelle del passato offerte per esempio da Elio e Drusilla Foer con il loro Strafactor.

Nonostante queste mie personali riflessioni continuerò a vedere X-Factor sperando in un impegno maggiore da parte dei giudici e in una improvvisa maturazione di artisti muniti di potenzialità, come per esempio la sedicenne Kimono, nome d’arte di Sofia Tornambene, che con la giusta guida può arrivare a raggiungere successo e popolarità.