Una mia riflessione sulla serie tv Rocco Schiavone

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La settimana scorsa è iniziata la terza serie televisiva di “Rocco Schiavone”, prodotta dal 2016 e in onda ora su Rai 2 ogni mercoledì in prima serata. Questa bellissima serie è tratta dai romanzi dell’eclettico e bravo Antonio Manzini, attore, sceneggiatore, regista e scrittore di successo, ed è incentrata sulla figura del vice questore Rocco Schiavone e sulle indagini da lui condotte.

Tuttavia non siamo in presenza di una delle solite fiction di tipo “investigativo” che sempre attirano gli spettatori, ma di un prodotto originale e curato, che ha dato vita a una eccellente trasposizione televisiva, che per tanti motivi affascina e tiene incollati alla TV. I motivi del successo sono tanti, primo fra tutti la figura del protagonista, interpretato dal grande attore Marco Giallini, che si è perfettamente calato nelle vesti del poliziotto romano, burbero, irascibile, anticonformista e fin troppo insofferente alle regole.

Per il suo modo di lavorare, spesso trasgressivo, Schiavone ha subito come provvedimento disciplinare, il trasferimento dalla sua amata Roma ad Aosta e porta con sé un dolore insanabile che è la perdita dell’amata moglie Marina, rimasta uccisa durante una sparatoria al posto suo. La moglie è sempre con lui anche se nella realtà non vive e appare nei momenti di difficoltà del vice questore pronta a dargli consigli e raccomandazioni.

Bellissima e delicata è la recitazione della brava Isabella Ragonese, che non risulta mai macabra, surreale o invadente ma tenera e leggiadra, anche per l’uso del colore bianco dei suoi abiti e per l’effetto flou realizzato dal bravo direttore della fotografia. Questi continui sogni e allucinazioni, così come l’affetto per la cagnolina Lupa adottata e per il ragazzino vicino di casa, sempre solo perché la madre lavora, rendono il personaggio di Schiavone molto umano e molto simile a noi, anche quando riesce a risolvere casi difficilissimi.

Gli altri personaggi che ruotano intorno a Schiavone sono pure ben caratterizzati, dal sarcastico medico legale Fumagalli interpretato da Massimo Reale al simpatico commissario della scientifica Michela Gambino, interpretata dalla brava Lorenza Indovina, dallo scontroso procuratore di Aosta Maurizio Baldi, di Filippo Dini, all’agente Italo Pierron, di Ernesto D’Argento, che sviene davanti al sangue e ai cadaveri perché non ha scelto lui questo mestiere.

Anche gli amici d’infanzia romani del vice questore sono ben delineati e non è raro che il nostro Schiavone si rivolga a loro per ottenere qualche non proprio limpido aiuto per le sue investigazioni. Simone Spada firma la regia di questa terza serie che è tutta da seguire, non solo per le storie sempre interessanti e di attualità che si celano dietro le indagini di Rocco  Schiavone, ma anche per la bellezza delle scene ambientate in Valle d’Aosta, con paesaggi innevati fantastici e colori plumbei, che ben rappresentano la malinconia e lo stato d’animo dei protagonisti dei racconti dei quali è fornita attenta analisi psicologica.

Infine, la bellissima musica firmata da Corrado Carosio e da Pierangelo Fornaro, funge da colonna sonora sublime ed emozionante, anche là dove è necessaria la suspence per non svelare anzitempo lo svolgersi dell’azione.