Rilanciare il Mezzogiorno si può fare

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In pochi lo sanno, in ancor meno lo ricordano, in pochissimi ne parliamo c’è stato un tempo in cui il meridione d’Italia non era una terra così arretrata ed infelice, era il tempo del regno delle due Sicilie. Un’altra epoca si lo so, una stagione nella quale avevamo industrie, in cui possedevamo una flotta da fare invidia, in cui pensate addirittura si inaugurava la prima ferrovia presente in Italia, per intenderci la stessa su cui ancora oggi viaggiamo.

Questa è la nostra storia, una volta ogni tanto è bene ricordarla, è saggio spiegare prima di tutto a noi stessi e poi alle generazioni che verranno che le nostre terre non sono destinate a fallire, ma hanno fortemente bisogno di un nuovo vero rinnovamento, hanno bisogno di un progetto di rilancio. E progettare, come ripeto spesso a diversi amici non costa nulla, se non tempo, ma il tempo speso nei progetti non è mai perso è semmai investito, che è tutt’altra cosa. La generazione di cui faccio parte è cresciuta con il mito di Milano, delle università prestigiose, con la mentalità del buttar via, più che del riparare o ricostruire.

Contrastate e contraddite chi dice che non abbiamo nulla, perché abbiamo tutto, cosa ci manca? Ci manca il coraggio, la forza di cambiare, perché? Perché siamo un popolo come si dice dalle mie parti più scaltro che intelligente, che piuttosto che perdere qualche concessione preferisce rimanere ultima ruota di un carro che perde sempre più pezzi.

Sogno una terra in cui un giovane per realizzarsi non debba necessariamente emigrare o appartenere a qualcosa a qualcuno. Solo sognare non basta, proprio per questo nel mio piccolo lavoro ad un progetto chiamato Mezzogiorno Foundation, perché ho deciso di investire le mie energie al fine di pensare qualcosa di diverso per tutti noi.

Il Sud non può morire terra di transito, il Mezzogiorno ha bisogno di un piano di investimenti straordinari non solo economici ed infrastrutturali ma soprattutto culturali, perché la nostra arretratezza non è solo causata dall’assoluta inadeguatezza del nostro sistema, ma a mio giudizio il nostro killer è la nostra cultura dell’assistenzialismo. Serve un piano che preveda incentivi per le famiglie, un piano che non preveda solo indennità per chi non lavora, ma che preveda agevolazioni vere per chi assume, che istituisca percorsi nuovi ed innovativi nelle nostre scuole, nelle università e negli enti di formazioni, un piano che premi i giovani che aprono una start-up non regalando soldi, ma dando strumenti, deburocratizzando e defiscalizzando.

Il nostro mare, i nostri impareggiabili sapori, i nostri monumenti, la nostra posizione straordinariamente strategica ci impongono di pensare in grande, per questo abbiamo bisogno di una gigantesca scommessa culturale che permetta di potere guardare al mondo non dal basso in alto, ma alla pari. Forse non abbiamo le risorse economiche per farlo, ma abbiamo il capitale umano, e credetemi questo è già abbastanza per non arrendersi e provarci.