Regionali Sicilia, la situazione nel Pd tra la speranza Grasso e la necessità di una coalizione

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Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha oggi declinato la proposta del centrosinistra siciliano di candidarlo Governatore dell'Isola

Sono passate poco meno di due settimane dal voto amministrativo, ma in Sicilia è già tempo di pensare al prossimo appuntamento elettorale delle Regionali. Pur restando in attesa dell’esito dei ballottaggi, il risultato del primo turno delle amministrative, in tal senso, ha riacceso il dibattito in seno ai partiti sulle eventuali alleanze da costruire e sulle candidature da sostenere da qui al prossimo 5 novembre, data prescelta per il voto. Con possibili nuove prospettive contornate dai soliti e vecchi dubbi. Che sono quelli soprattutto del Partito democratico, dalla cui scelta del candidato potrebbero dipendere anche i futuri equilibri con gli alleati.

Accantonato il nome di Enzo Bianco, l’ex ministro e attuale sindaco della città di Catania in voga fino ad aprile, e scartato almeno ad oggi un Crocetta bis, le strade da seguire sembrerebbero due: le primarie, però sempre meno attrattive visto che rappresenterebbero un rischio, ulteriore, di aggravare lo stato dei rapporti interni al partito con il lascito delle sue scorie; o in alternativa, la scelta, sempre più in ascesa, di un candidato, altisonante, illustre, che possa sbaragliare ogni diatriba interna, unire le varie anime del partito e dietro il quale poter raggruppare un’intera coalizione. E in questo caso, il nome circolante da settimane è quello dell’ex procuratore nazionale Antimafia, e attuale presidente del Senato, Pietro Grasso. Una candidatura “pesante” che ha già fatto sbilanciare in senso positivo i vari esponenti regionali del partito. Grasso rappresenterebbe l’uomo a cui sarebbe impossibile dire di no, e a cui sarebbe autolesionistico opporre le proprie mire elettorali.

Il nome di Pietro Grasso è uno dei più caldi nel PD per la candidatura a Presidente della Regione

In sintesi, la candidatura del presidente del Senato avrebbe come principale effetto quello di mettere in riga un intero partito, la cui unità è sempre stata abbastanza aleatoria e discutibile. Non resta, quindi, che attendere la decisione di Pietro Grasso, il quale per l’appunto proprio ieri, dopo settimane di silenzio assordante, ha risposto per la prima volta sull’eventualità dando un spiraglio di apertura non indifferente. «Io candidato alla Regione? Sono il presidente del Senato, per ora…». Parole che sanno di conferma, ma che in attesa dell’ufficialità vanno prese con le pinze. Quel che certo, è che il Pd continua il pressing, consapevole che dalla scelta di Grasso si possa costruire un progetto solido e convincente di una coalizione più ampia possibile. Quest’ultima poi sembra rappresentare una strategia necessaria, se non obbligatoria dopo il risultato delle amministrative di Palermo. A ribadirlo nel corso della direzione regionale del partito, tenutasi un paio di giorni fa all’hotel delle Palme di Palermo, è stato anche il segretario regionale, Fausto Raciti, il quale rivendicando il ruolo del Pd, ha tenuto a ribadire che il modello di Palermo e delle amministrative debba essere il punto di partenza in direzione delle prossime Regionali.

Un’apertura verso gli alleati, in particolare i centristi con cui, però, il dialogo sembra, ad oggi, diventato piuttosto complesso. Non solo per l’esplosione del caso Pistorio e il conseguente ritiro dal governo Crocetta del partito di Gianpiero D’Alia, che ha generato una crisi, l’ennesima di questa legislatura, a Palazzo d’Orleans. Il risultato del voto di Palermo non ha soddisfatto pienamente l’area popolare, che adesso, prima di prendere in valutazione l’idea di una nuova alleanza con il Pd, Grasso o non Grasso, vorrebbe vagliare altre ipotesi. La proposta di un proprio nome nella convinzione di voler dimostrare la propria importanza nel territorio. O perché no un ritorno alla casa madre del centrodestra, rispondendo così ai continui messaggi lanciati da Gianfranco Miccichè e da Forza Italia sulla falsa riga del pensiero di Berlusconi.

(Mario Montalbano)