Regionali, il “no” di Grasso riaccende “per ora” la corsa a Palazzo d’Orleans nel Pd

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Palazzo d'Orleans sede della Presidenza della Regione Sicilia

Come non detto. Pietro Grasso non sarà il prossimo candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Siciliana. Il “no grazie” giunto come una doccia fredda, arriva dopo settimane di illazioni, dichiarazioni di supporto, e un pressing sempre più incessante di alcuni esponenti del partito nazionale e locale. A prevalere sono stati «i doveri istituzionali», com’è normale che sia per la seconda carica dello Stato, specie in un momento così delicato per la legislatura, chiamata nel breve a risolvere i nodi della legge elettorale e della prossima finanziaria.

Tutto finito, quindi? Ad oggi sì, ma la sensazione è che la porta resti socchiusa. Pietro Grasso non è un politico, è un uomo dal profondo senso istituzionale, che nasce in magistratura e non nei meandri dei partiti. Responsabilmente con la veste ricoperta, il presidente del Senato non avrebbe potuto (e dovuto) far altro che rigettare al momento la proposta partita dal centrosinistra e dal Pd. L’esposizione mediatica stava diventando eccessiva, persino pericolosa dal punto di vista politico, con il rischio di prestar il fianco alle critiche delle opposizioni. Ecco perché, quindi, il “no grazie” di Grasso potrebbe essere letto come un modo per abbassare la tensione in attesa che arrivi il “via libera” istituzionale. E il riferimento va soprattutto all’eventuale approvazione della legge elettorale che sancirebbe probabilmente la fine dell’attuale legislatura.

Novembre è ancora lontano, e si sa, in politica le cose possono cambiare rapidamente. Ma, ad oggi va registrato il passo indietro di Pietro Grasso e la conseguente riapertura del dibattito nel centrosinistra e soprattutto nel Pd. A tal proposito, è chiaro che, in assenza del nome forte e dalla connotazione unitaria, l’attuale governatore della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, possa rimettere in piedi l’idea di una propria ricandidatura, già accennata qualche mese fa. Soluzione che non raccoglie consensi all’interno del Pd, specie di chi, in più di un’occasione, è stato di lì per staccare la spina al governo dell’ex sindaco di Gela. A partire dal sottosegretario dell’Istruzione e renziano doc, Davide Faraone, che, infatti, insiste per passare dallo strumento delle primarie, evocate persino davanti alla proposizione della candidatura di Pietro Grasso. E in caso di consultazioni, tornerebbero in ballo anche i nomi di Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo. In questo quadro, però va aggiunta la variabile pesante di Leoluca Orlando. Non è passato inosservato il nome del rieletto sindaco di Palermo nella nota diramata da Palazzo Madama, quale interlocutore diretto di Grasso.

Uno smacco per il Pd regionale, quasi bypassato nel confronto con l’ipotetico candidato. O forse sarebbe più corretto prenderlo come un messaggio, più o meno indiretto, specie per chi all’interno del partito pensa di poter anteporre le proprie egoistiche mire elettorali all’evidenza dei tempi e soprattutto dei recenti risultati elettorali delle amministrative. La strada “consigliata” e probabilmente da perseguire resta quella che ha portato alla vittoria di Palermo, ossia quella della coalizione allargata. Con chi è difficile dirlo e molto dipenderà dal futuro candidato. In tal senso, rischierebbe d’essere anacronistica l’esclusione dal dibattito di chi ha reso vincente tale impostazione come Leoluca Orlando. Con buona pace di chi pensa di poter circoscrivere la decisione tra le sole mura del Pd. Sempre che non ritorni Pietro Grasso a mettere tutti d’accordo.

Palazzo d’Orleans sede della Presidenza della Regione Sicilia

(Mario Montalbano)