Politica? All’obbedienza preferiamo la libertà

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Care lettrici e cari lettori di All Sicily,

care amiche e cari amici,

La politica è una di quelle passioni che quando si accende, non si spegne. E’ un senso del dovere profondo che ti fa guardare il mondo con altri occhi, è un cammino nel quale non si arriva mai, ma sopra ogni cosa un servizio da prestare nel rispetto della comunità che ti ha votato e dei cittadini tutti che quando ricopri un incarico pubblico hai il dovere di rappresentare al di là delle appartenenze e delle ideologie.

Dedico quest’articolo per spiegare ai quei tanti o pochi amici che mi chiedono di avere una linea politica più chiara le ragioni di una decisione.

Quando abbiamo incominciato a segnare un nuovo tragitto eravamo perfettamente coscienti delle difficoltà e del fatto che nessuno ci avrebbe regalato niente e nella consapevolezza che avere dimostrato di avere idee e consenso era quanto di più pericoloso si potesse fare. Non essendo mai stato uno “yes man” compresi subito che il nostro cammino politico andava verso un sentiero duro ed in salita.

A proposito, vi racconto un aneddoto. Ad un certo punto c’è stata da prendere una decisione importante sul futuro ed il sottoscritto chiamò gli amici più stretti, quelli che ci credono sempre. A loro, ai quali devo tutto e che mi hanno dato davvero tutto, rivolsi un discorso molto franco ed una domanda molto schietta siamo davanti un bivio possiamo scegliere accettare delle condizioni di vantaggi economici e dover essere sudditi obbedienti o proseguire il nostro cammino senza alcun tipo di aiuto e di riparo ma continuando a potere avere la nostra libertà?? Senza esitare mi dissero tutti la libertà

Non posso dirvi se le decisioni di quel pomeriggio di ormai due anni fa furono le più convenienti, probabilmente no, le comodità e le opportunità di un sicuro posto al sole sono nel breve periodo di gran lunga migliori.

Posso però dirvi che quella sera e quelle decisioni sono la stella polare dell’impegno politico presente e futuro. A seguito di questa scelta tante riunioni, tantissime idee e sempre meno frequentazioni nelle stanze dei bottoni. Senza questa libertà non avremmo costituito la Scuola Politica del Mezzogiorno ed ideato la Mezzogiorno Foundation.

Perché in questi anni lontano dal potere politico, ho imparato tante cose, fra cui che non è vero che si può fare politica solo da dentro il palazzo. Certo con gli assessorati, i posti di sottogoverno si creano tanti voti, ma è con le idee ed i progetti chi si forma il consenso, che è tutt’altra cosa.

A chi vorrebbe dare un prezzo al nostro futuro e continuare ad arricchire se stesso ed i suoi paggi di corte diciamo senza tanti giri di parole: non con le nostre forze. Diciamo che a qualche piccola concessione o qualche misera elargizione ed all’esercizio dell’obbedienza al capo, diciamo: no grazie. Troppo forte è il dovere di essere interpreti delle ragioni di una generazione che può ancora vincere, di un luogo come il mezzogiorno che deve rinascere. La strada la tracciamo da soli, ed al servilismo ed all’obbedienza scegliamo tutta la vita la libertà.