La Traviata che piace sempre

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Mi piace inaugurare questo spazio con una delle mie tante passioni, la musica lirica, che seguo fin da bambina. Proprio in questi giorni, il Teatro Massimo di Palermo, ha riproposto, con la regia di Mario Pontiggia, una buona edizione dell’opera La Traviata, capolavoro di Giuseppe Verdi che, più si vede e più piace e che stimola sempre qualche riflessione. Ogni volta che assisto a questa rappresentazione colgo nuove sfumature nella musica verdiana e gli stessi personaggi appaiono sempre più complessi, soprattutto dal punto di vista psicologico. I temi che si celano dietro la storia di Violetta Valery, la sua vita trasgressiva, il suo bisogno d’affetto e il triste epilogo, ispirati al romanzo La Signora delle camelie di Alexandre Dumas, sono tanti e sempre attuali.

L’amore forte della protagonista per Alfredo arriva al punto del massimo sacrificio (abbandonarlo per sempre) per la salvezza dell’onore della di lui famiglia e raggiunge l’apice nella bellissima “Amami Alfredo” che è un grido di passione e di disperazione nello stesso tempo, sostenuto da una musica crescente e tormentata come lo stato d’animo di Violetta.

La figura più bella è però, senz’altro, quella di Giorgio Germont, padre di Alfredo, diviso dall’amore per i due figli, che soltanto alla fine placherà il suo rimorso, confidando ad Alfredo la verità e abbracciando Violetta in punto di morte. Il suo “piangi piangi” è un’esortazione intrisa di pietà e insieme di consapevolezza della necessità di fare del male per il bene della figlia, abbandonata dal fidanzato a causa della relazione “peccaminosa” del fratello con Violetta. Per questo fa venire i brividi e commuove.

Delia Romano

Violetta è stata interpretata, da Ruth Iniesta in maniera efficace e convincente e lo stesso può dirsi per il bravissimo baritono Simone Del Savio che ha interpretato Giorgio Germont. Il ruolo di Alfredo è stato affidato a Franco Castoro, tenore con un bel timbro di voce ma non sempre a proprio agio nel suo difficile ruolo, peraltro odioso, quando si compie il terribile e rabbioso lancio delle banconote vinte al gioco, ai piedi della povera Violetta.

Il coro del Teatro Massimo è stato all’altezza della situazione, soprattutto nella splendida scena che segue al gesto di Alfredo, al rimprovero del padre (dov’è mio figlio… più non lo vedo), al suo successivo pentimento ( che feci…ne sento orror), al pianto di Violetta semi svenuta (Alfredo, Alfredo di questo core non puoi comprendere tutto l’amore). Qui la musica di Verdi raggiunge il culmine di bellezza e grandiosità e accompagna le parole dei protagonisti, così diverse e così uguali, in un vortice che emoziona e inebria grazie anche al coro che le colora e che le unisce. Il balletto della festa di Carnevale è stato meno maestoso di altre edizioni e tuttavia senza sbavature grazie alla bravura dei due protagonisti.

Una menzione particolare va a Francesco Zito per i bellissimi costumi, ispirati al liberty siciliano e alla famiglia Florio in particolare.