La Sicilia tra pupi, pupari e sardine

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Le sardine da un lato urlano: “Palermo e la Sicilia non si legano”, dall’altro ad Enna vengono arrestati componenti di un movimento di neo-nazisti. Ironica la vita: i primi in Sicilia occidentale, i secondi in Sicilia orientale contrapposti idealmente ed anche geograficamente. In mezzo tante mamme e papà, tante donne e uomini, più o meno giovani che continuano comunque a vivere e a pensare a quell’affitto o a quel mutuo da pagare, a quei risparmi da mandare al figlio che con sacrificio hanno dovuto lasciar andare via, andar fuori in cerca di un futuro.

Le masse sono sempre così fragili e lungi da prendere posizione da un polo e dall’altro; quindi rifletto sul perché? Su un concetto che mi lascia da sempre perplesso ovvero come una rumorosa minoranza possa essere scambiata per maggioranza, è così dalla notte dei tempi, è stato così anche per Gesù Cristo condannato a morte da una piccola folla che la storia scrive ha preferito a lui un fuorilegge di nome Barabba.

Personalmente diffido sempre dai cori, come dalle folle e mi tengo sempre lontano dai quei santi che unti da chissà quale olio si sentono possessori di una verità, di un’intellighenzia che noi poveri mortali non possiamo capire, perché in certi ambienti o appartieni a quell’elitè o hai semplicemente torto. Mentre scrivo mi tornano in mente le inascoltate parole sul pericolo del fenomeno Islam di Oriana Fallaci, tanto per ricordarci di una che dicevano avere sempre torto e che poi solo dopo il tempo le ha restituito “la ragione”.

E’ la Sicilia dei leghisti inaspettati, dei grillini improvvisati, e delle sante sardine, è sempre la stessa Sicilia, è sempre la stessa commedia fatta di pupi e di pupari, di padrini e padroni, di mafia e mafia dell’antimafia. In quelle piazze, in questi post social riconosco tanti: trasformisti travestiti da ribelli per rubare le parole di Francesco Guccini, gli stessi che elemosinavano dai potenti di turno, gli stessi che celebravano i paladini di quell’antimafia che abbiamo poi scoperto fare lo stesso schifo della mafia, hanno cambiato aspetto, alcuni si sono fatti crescere la barba, altri non portano più la cravatta, a questi si aggiungono coloro i quali farebbero carte false per spostare il loro luogo di nascita a Catania.

Non riesco a comprendere, premessa la piena condivisione di ogni movimento che parli di valori quali l’uguaglianza e la libertà, come ieri non capivo questo fanatismo attorno all’antimafia di professione, oggi non afferro qual’ è la novità di questo movimento delle sardine. Non è che in pieno stile siciliano è sempre lo stesso sistema di pupi e pupari, di finte libertà, di nascondere la luna dietro un dito per potere magari permettere a qualche azienda dell’Emilia Romagna di continuare a vincere appalti in Sicilia.

Sic transit gloria mundi, oggi è il momento delle sardine e del populismo, domani chissà dove soffierà il vento e chissà chi riempirà le piazze, del resto siamo sempre noi quelli che come commentava Winston Churchill un giorno eravamo 45 milioni di fascisti e il giorno dopo 45 milioni di antifasciti e partigiani.

In considerazione che siamo in momento di citazioni mi sovviene alla mente un libro letto qualche tempo (che vi consiglio) del Picconatore Cossiga (Ottavo Presidente della Repubblica Italiana) che si intitola “Italiani sono sempre gli altri”; consentitemi quindi di scrivere che nella Sicilia dei pupi, dei pupari e delle sardine i siciliani sono sempre gli altri.