La procura alle liti con pluralità di difensori

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Per mezzo della procura alle liti la parte processuale nomina il difensore da cui intende farsi rappresentare e difendere nell’ambito di un giudizio civile, conferendogli il c.d. ius postulandi. Nel nostro ordinamento giuridico non si rinvengono norme che limitano il numero dei difensori che ogni parte può nominare sicché è frequente che nei giudizi la rappresentanza processuale sia affidata a due (o più) avvocati anche con domicilio in due studi distinti In tal caso, si presume che i difensori possano operare disgiuntamente, e che quindi abbiano pieni poteri di rappresentanza processuale (fermo restando il carattere unitario della difesa), fatto salvo il diritto dei medesimi ad essere informati della conclusione dell’affare per evitare di dedicarsi inutilmente ad esso.

Tale fondamentale principio discende dalle norme in tema di mandato e procura (quale atto unilaterale recettizio avente come destinatario il terzo cui il mandante dichiara di voler conferire al mandatario il potere di compiere gli atti giuridici previsti dal mandato) ed in particolare dall’art. 1716, comma II, c.c.:se nel mandato non è dichiarato che i mandatari devono agire congiuntamente ciascuno di essi può concludere l’affare. In questo caso il mandante, appena avvertito della conclusione, deve darne notizia agli altri mandatari; in mancanza è tenuto a risarcire i danni derivanti dall’omissione o dal ritardo”.

La presunzione in questione non può essere superata dalla mera designazione di un nuovo procuratore in aggiunta al precedette poiché, in conformità ad un recente e consolidato orientamento, “la nomina, nel corso del giudizio, di un secondo procuratore non autorizza, di per sè sola, in difetto di univoche espressioni contrarie, a presumere che la stessa sia fatta in sostituzione del primo procuratore“ (Cass. Civ. n. 10196/2015). Deve, semmai, ritenersi che sia stato aggiunto al primo un secondo procuratore, e che ognuno di essi sia munito di pieni poteri di rappresentanza processuale della parte, in base al principio del carattere ordinariamente disgiuntivo del mandato.

La nomina (non congiunta) di più difensori dà luogo ad importanti conseguenze pratiche dal momento che gli atti processuali possono essere sottoscritti anche da uno solo dei legali incaricati e ciascun difensore può legittimamente richiedere e ricevere le notificazioni, anche ai fini dell’art. 330 c.p.c.. Ancora, l’esistenza di una pluralità di difensori muniti di piena rappresentanza processuale impedisce che la sopravvenuta morte di uno di essi interrompa il processo ai sensi dell’art. 301 c.p.c. poiché la parte non resterebbe priva di rappresentanza processuale con pregiudizio della difesa. Resta inteso, però, il pagamento degli onorari in favore di uno degli avvocati, non esonera il cliente dal dovere di corrispondere gli onorari anche agli altri co-difensori.

Tuttavia, risulta pacifico che il diritto agli onorari per tutti gli avvocati difensori non sorge automaticamente, ma esso è previsto solo in relazione all’attività effettivamente espletata dal singolo professionista. Ed a tal riguardo non è ozioso segnalare che la sottoscrizione dell’atto deve ritenersi, in via presuntiva, idonea a far ritenere che alla sua stesura abbiano contribuito coloro che lo hanno sottoscritto (Cass. Civ.  n. 20344/13).

In presenza, invece, di un mandato congiunto gli atti processuali devono necessariamente recare la firma, a pena di nullità (che va eccepita dalla parte interessata alla prima difesa utile), di tutti i procuratori incaricati i quali sono responsabili in solido del loro operato verso il loro mandante. Per l’autenticazione della procura ad litem, invece, è sufficiente l’apposizione della firma di uno dei difensori: la firma che il legale appone sulla procura ad litem per certificare l’autenticità della sottoscrizione del cliente, infatti, non è un vero e proprio atto defensionale, ma è esercizio di un potere eccezionalmente attribuito all’avvocato, indipendentemente dal carattere congiunto o disgiunto del mandato (Cass. Civ.  n. 7021/2003).

Per concludere, qualsivoglia comunicazione e/o notificazione degli atti processuali dovrà rivolgersi a entrambi i procuratori sebbene, al riguardo, recentemente la Corte di Cassazione abbia stabilito che è sufficiente la rituale notificazione a uno solo di essi, che avrà poi l’onere di comunicare l’evento anche all’altro al fine di valutare la migliore strategia difensiva per la parte rappresentata (Cass. Civ. SS.UU. n. 12924/2014; Cass. Civ. n. 10635/2017).

Ma quando il mandato può definirsi congiunto ?

E’ stato chiarito che l’intento di conferire mandato congiuntivo va desunto in modo espresso ed  inequivocabile dalle locuzioni utilizzate nel testo della procura che, ai sensi dell’art. 83 c.p.c. deve avere la forma scritta e può essere apposta in calce o a margine del ricorso o della citazione. Ed infatti, ancorché la procura sia un atto indirizzato ad un determinato destinatario, al soggetto cui è conferito il potere rappresentativo, non di meno essa è un atto unilaterale alla cui interpretazione sono applicabili le norme che disciplinano quella dei contratti in quanto compatibili (art. 1324 c.c.); onde l’estraneità dei criteri ermeneutici della comune intenzione e del comportamento complessivo delle parti perché propri dei negozi bilaterali (Cass. Civ. n. 1387/2009;  n. 3966/1997).

Ne consegue l’impossibilità di una interpretazione ermeneutica estesa al contenuto del ricorso o all’attività successiva del destinatario della procura. Va inoltre precisato che espressioni come “congiuntamente” o “unitamente” o simili costituiscono mere formule di stile che da sole indicano che la parte ha semplicemente inteso officiare entrambi gli avvocati non già che intende affidare loro mandato congiunto, ossia un mandato da eseguirsi mediante il compimento di ciascun atto da parte di tutti i difensori incaricati (Cass. Civ. n. 9979/93, n. 5389/1997).

Nè rileva che in una procura conferita a più difensori non si sia fatto uso della locuzione “anche disgiuntamente” la cui assenza non consente di ritenere escluso il potere di rappresentanza disgiunta  in capo a ciascuno dei procuratori della parte. Va da sé che il mandato congiunto implica per i difensori un maggiore diligenza nello svolgimento dell’attività difensiva posto che l’assenza della firma di uno dei procuratori, determinando la invalidità e/o inammissibilità dell’atto processuale, può, in taluni casi, compromettere irrimediabilmente l’esito del giudizio con tutto ciò che ne consegue in termini di responsabilità professionale dell’avvocato. Ed è appena il caso di ricordare che in questi casi, gli avvocati possono essere condannati a risarcire i danni subiti dal cliente, in primis le spese legali pagate all’avversario e, laddove l’azione fosse risultata fondata, anche la sorte ingiustamente pagata, trattandosi di un errore non scusabile.