La lotta alla mafia attraverso la testimonianza dal Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci

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Venerdì scorso, al termine di una manifestazione a Pettineo in provincia di Messina, abbiamo incontrato il Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci che ci ha rilasciato un’intervista.  Antoci, da quando ricopre questo incarico, ha eseguito una serie di misure e provvedimenti con l’obiettivo di contrastare la criminalità organizzata e sottrarre alla mafia i terreni del Parco.  Per queste ragioni il 18 maggio 2016 è stato vittima di un attentato mafioso dal quale è uscito fortunatamente illeso.

Io ho la convinzione -afferma il Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci–  che in questa terra l’aspetto della legalità possa essere sicuramente contemperato con una crescita culturale e sociale di una società civile che secondo me oggi è pronta ad affrontare questi temi in maniera diversa. Questi sono stati anni difficili, in questi giorni commemoreremo i 25 anni della strage di Capaci, e anche io da uomo delle istituzioni lo scorso anno ho subito un attentato per mano mafiosa dal quale sono uscito fortunatamente illeso. Io sono convinto che oggi bisogna ripartire da questi temi, dal fatto che non si può più consentire la mortificazione di un territorio che non ha certamente bisogno di queste azioni e di questi atti. Penso che oggi ci sia la possibilità del cambiamento nel mondo delle scuole, della società civile e nelle amministrazioni pubbliche dove ci sono tanti sindaci che si schierano per la legalità e tante persone che fanno squadra in un concetto del noi nella lotta alla mafia che supera questo io autoreferenziale.

Noi -continua Giuseppe Antoci– abbiamo avuto purtroppo anche tante persone che hanno troppo predicato la lotta alla mafia e l’hanno poco praticata. Noi con il protocollo di legalità abbiamo messo le mani in tasca a “Cosa Nostra” e abbiamo fatto a loro un danno di milioni di euro. Ci sono revoche che le Prefetture di tutta la Sicilia hanno fatto nei confronti di importanti capimafia togliendo loro i terreni e i fondi pubblici e ridando dignità a un territorio che non può essere più quello delle stragi, non deve essere più quello di un’antimafia predicata. Io sono convinto che la gente voglia sentire di risultati di una Sicilia che a poco a poco sta dimostrando con i fatti che il concetto di sviluppo e legalità è un concetto vincente. Quando noi facciamo percepire alle persone che attraverso la legalità nei territori arriva lo sviluppo la gente ci crede, perché dire a una persona di morire di legalità non si può fare. La legalità contro lo sviluppo perde 3 a 0, noi invece stiamo dimostrando che le revoche che vengono fatte, che i soldi che vengono tolti alla mafia vengono ridati ai giovani e agli agricoltori onesti che stanno partecipando ai bandi, che li vincono e li vincono alla faccia di quei mafiosi che li costringevano con il piede nella faccia a non parteciparvi.

Questa -conclude Giuseppe Antoci– è la Sicilia che reagisce alla mafia, questa è la Sicilia che penso debba ogni giorno di più guardare a un domani più radioso. Fare l’amministratore non è prescritto da un medico, se uno lo fa lo deve fare con la schiena dritta e se uno non è in grado di farlo può sempre ricorrere alle dimissioni, anche perché non ci si ammala dimettendosi e lasciando la politica. Se uno fa politica deve farla con onesta intellettuale che vedo in molti giovani amministratori e in molta gente per bene che si mette in campo e reagisce e che dimostra che le intimidazioni lasciano il tempo che trovano. Infatti se tutti denunciano, perché la gente onesta è decisamente più numerosa rispetto ai mafiosi, non possiamo che sconfiggere la criminalità organizzata.

Il Presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci durante l’intervista

(Salvo Scaduto)