Giselle al Teatro di Verdura raccontato da Delia Romano

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Giselle, al Teatro di Verdura a Palermo

Da qualche anno la Fondazione del Teatro Massimo non rappresentava più alcuna opera della stagione in corso nel bellissimo Teatro di Verdura, prima “utilizzato” nel periodo estivo per opere liriche di grande effetto scenico come Aida o Turandot.

Quest’anno l’ha fatto alla grande. In questi giorni infatti è andato in scena il celebre balletto Giselle  musicato da Adolphe Adam ed io, pur avendolo visto tante volte, ne sono rimasta letteralmente incantata.

Il motivo principale del successo di questa edizione del  classico  Giselle si deve principalmente alla bravissima interprete femminile, Svetlana Zakharova, considerata, giustamente, la prima ballerina del momento.

L’artista, ucraina di nascita, è etoile del Bol’soj e della Scala e ha fatto il suo debutto a Palermo con questa rappresentazione, al fianco di Denis Rodkin, primo ballerino anche lui del Bol’soj

L’affiatamento fra i due era palese ma è stata soprattutto la grande Svetlana  a entusiasmare il numeroso pubblico presente sotto un cielo stellato e che le ha tributato applausi sentiti e scroscianti.

La sua leggiadria la faceva sembrare una farfalla specie quando volteggiava sulle punte con perfetta leggerezza che mai tradiva lo sforzo fisico della danza. Anche l’espressione del viso si adattava sempre alla scena e alla musica coinvolgendoci completamente, così come deve fare un’artista completa.

La storia è fiabesca e per niente allegra. Si rifà a un dramma di Gautier che immagina le “Villi”, donne tradite in vita e defunte prima delle nozze, vendicarsi degli uomini rei di tale abbandono, facendoli danzare fino alla morte degli stessi.

Giselle è una di queste  dato che è stata ingannata anche lei da un uomo che credeva contadino e che l’aveva sedotta, quando invece si trattava di un nobile promesso sposo ad un’altra donna del suo stesso rango.

La solita storia che si ripete nei secoli, purtroppo.

Il dramma però ben si presta ad essere rappresentato in un ballo che è dapprima festoso e rurale per poi trasformarsi in un gioco d’amore e di morte che, dal punto di vista scenico, è il sogno di tutte le ballerine o aspiranti tali : la danza in gruppo col tutù bianco classico.

L’allestimento è stato curato dal Teatro San Carlo di Napoli, la coreografia di Riccardo Nunez è stata ben ripresa da Patrizia Manieri e le belle scene sono state realizzate da Raffaele Del Savio.

Il Direttore Alexei Baklan ha ben diretto l’orchestra e anche il corpo di ballo , sempre del Teatro Massimo, è stato all’altezza della situazione dato che non ha sfigurato con questi due grandi artisti.

Alla fine pubblico felice e molti si sono scatenati con i cellulari facendo la gara a chi scattava più foto e questo, probabilmente, ha reso l’applauso finale meno potente di quello che lo spettacolo avrebbe meritato.

(Delia Romano)