Fermare lo spread a tutela dell’intero sistema economico italiano

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Articolo a cura di Davide Rabito

Spread in rialzo in avvio di scambi sui mercati dopo la lettera di risposta dell’Italia alla Ue sui conti pubblici. Il differenziale di rendimento tra il decennale italiano e tedesco, che venerdì aveva chiuso a 287 punti base, tocca un massimo in avvio di giornata a 292 punti base. A metà mattinata, poi, il differenziale tra i titoli decennali di Italia e Germania si è leggermente ridotto, per scivolare a 286 punti, con un rendimento del decennale italiano al 2,65%. Imperterrito, senza margini di scala, traccia l’instabilità del nostro paese. L’apocalittico scenario del sali e scendi ne cagiona la regressione, mostrando che è importante seguire le regole di bilancio.

In ambito bancario le italiane rischiano di essere colpite dalla recessione e dal “rischio Paese” e, malgrado gli “sforzi importanti” compiuti sui crediti deteriorati e la redditività, sono “vulnerabili” al ritorno “di rischi macroeconomici”. È quanto afferma il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali. “Sostenere la crescita e allentare le tensioni sui mercati è cruciale” per garantire la “piena funzionalità” delle banche, ha ricordato il numero uno di Bankitalia. Le prospettive per le banche, aggiunge Visco, rimangono strettamente legate all’andamento dell’economia e alla percezione del ‘rischio Paese’ che si riverberano sulla qualità degli attivi e sul costo da sostenere per reperire risorse sui mercati”. Infatti “sviluppi congiunturali avversi tornerebbero inevitabilmente a incidere sui bilanci. Permane la necessità di proseguire con decisione le azioni volte a ridurre i costi e migliorare la redditività”.

Davide Rabito

Secondo l’ISTAT però nel mese di maggio 2019 si è registrato un “miglioramento diffuso” del clima di fiducia sia per i consumatori che per le imprese. Queste ultime toccano così il valore più alto da novembre 2018, con progressi per tutti i settori. Analizzando nel complesso tali dati è vero che, con il peggioramento del quadro congiunturale si è interrotto il recupero della redditività delle società non finanziarie, che era in atto dal 2012. Per quanto ci riguarda le imprese più piccole appaiono finanziariamente più vulnerabili al rallentamento ciclico rispetto a quelle di maggiore dimensione, a causa della limitata capacità di autofinanziamento e delle condizioni meno favorevoli di accesso al credito.

Partiamo dal presupposto che i titoli di Stato in mano alle famiglie e imprese rappresentano circa il 5% del totale, circa 120 miliardi di euro. Mentre le banche ne detengono più del doppio. Una forte svalutazione dei titoli avrebbe un effetto sistemico che porterebbe con sé inevitabilmente un aumento dei costi del credito a famiglie e imprese. Con minori risorse a disposizione, sia nel caso di aumento della tassazione sia nel caso di una riduzione degli investimenti, alla fine il reddito disponibile potrebbe contrarsi. È bene quindi arginare ogni possibile deriva dello spread, a tutela dell’intero sistema economico italiano.