“Esodo” di Emma Dante recensito da Delia Romano

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In questi giorni è andato in scena, al Teatro Biondo di Palermo, “Esodo”, spettacolo di Emma Dante, che ha allestito avvalendosi della bravura degli allievi della “Scuola dei mestieri e dello spettacolo” e di un solo attore navigato, il bravissimo Sandro Maria Campagna, a cui è affidato il ruolo di Edipo.

Si tratta, infatti, di un lavoro ispirato a Edipo Re di Sofocle e riletto in chiave contemporanea e stravagante che, a mio parere, non mortifica il testo originale ma lo rielabora in maniera personale, allo scopo di fornire un’interpretazione attuale, come in fondo è possibile per tutte le tragedie classiche greche.

La loro “modernità” e l’affluenza di pubblico al teatro greco di Siracusa, ogni anno, si spiega proprio con l’universalità del messaggio trasmesso dai grandi tragediografi dell’antichità. La trama è spesso l’occasione per scavare nell’interiorità dell’uomo e cercare di comprenderne i limiti nell’ottica della ineluttabilità del proprio destino.

Delia Romano

Qui Edipo racconta la sua tragica vita e nel farlo, sul palcoscenico, non è solo ma è accompagnato da tutti i suoi parenti: la moglie Giocasta, le figlie Antigone e Ismene, Creonte, Tiresia e perfino il padre, il vecchio Laio, aventi le sembianze di un manichino. Con loro ci sono anche giovani tebani intenti a disfare le valigie e donne impaurite che recitano un rosario (in maniera “meccanica” come in vari spettacoli e film ma non irriverente) quando improvvisamente l’oscurità della scena si illumina di luci e di colori. Gli abiti dei protagonisti sono variopinti e i musicisti improvvisano una musica gitana adatta alla danza che vede protagoniste Giocasta e le figlie.

Questo è il momento più bello dello spettacolo, che sembra offrire quasi un conforto allo sfortunato Edipo, nel momento in cui deve raccontare al pubblico la sua sfortunata e inesorabile sorte. Naturalmente tutto questo ha poco a che fare con la tragedia di Sofocle ma io penso che la Dante abbia voluto mostrare una sorta di sogno con elementi naturali e umani positivi presenti sempre, anche nei momenti più dolorosi della vita di ogni uomo.

Tutti gli stranieri ballano e il bosco delle Eumenidi riecheggia di una musica soave che dà forza e coraggio a Edipo e lo induce a chiedere ospitalità, impegnandosi, in cambio della stessa, a rispettare le leggi del paese straniero .In questo senso, nella necessità di accogliere le differenze degli altri e di accettare gli “stranieri”, in nome di un destino umano comune, il dramma assume carattere di straordinaria attualità.

Tuttavia questo aspetto avrebbe potuto essere meglio approfondito, tanto più che la recita ha breve durata e il tema appare solo accennato da Edipo quando l’intento era, probabilmente, quello di farne elemento centrale del racconto. Il pubblico ha comunque apprezzato e al termine della rappresentazione ha applaudito i bravissimi giovani artisti che hanno dato vita a questo, tutto sommato, gradevole spettacolo.