Campagna elettorale senza voto per il comune di Castelvetrano sciolto per mafia

0
15

La città natale del boss Matteo Messina Denaro sarà gestita da una commissione per 18 mesi a causa di “accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata”

Oggi gli abitanti di molte città italiane, tra cui Palermo e Trapani, sono chiamati alle urne per le elezioni amministrative. Anche i cittadini di Castelvetrano, paese di circa trentamila abitanti nel trapanese, sarebbero dovuti andare a votare per il rinnovo delle cariche, ma a cinque giorni dalle elezioni il governo ha sciolto il comune per mafia, facendo rimandare l’appuntamento elettorale.

Tutto era pronto e, a pochi giorni dal voto, la campagna elettorale tra i quattro candidati era al culmine. A confrontarsi c’erano Gianni Pompeo (già eletto sindaco per tre volte tra il 1992 e il 2012) candidato con una coalizione del Pd, Luciano Perricone, esponente di centrodestra appoggiato dal sindaco uscente Felice Errante, Erina Vivona e Maurizio Abate, entrambi sostenuti da liste civiche.

Che le elezioni fossero a rischio però lo si sapeva già dal mese di marzo, quando la Prefettura di Trapani aveva inviato a Castelvetrano una commissione per verificare eventuali collegamenti o condizionamenti da parte della criminalità organizzata. L’ipotesi che Cosa Nostra stesse condizionando l’attività amministrativa è poi stata evidentemente confermata dal momento che il 6 giugno è arrivata la decisione di scioglimento da parte del consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti. Per 18 mesi quindi il comune sarà gestito da una commissione prefettizia.

Lo scioglimento arriva dopo che il sindaco e la giunta erano già decaduti in seguito alle dimissioni di quasi tutti i consiglieri comunali. Ventisette consiglieri su trenta avevano deciso infatti di dimettersi dopo la diffusione di intercettazioni in cui il consigliere comunale Calogero Giambalvo   esprimeva stima nei confronti del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Il consigliere in questione era stato arrestato e poi assolto in un’inchiesta per favoreggiamento nei confronti del boss castelvetranese, ed era quindi tornato a ricoprire il suo incarico aprendo un caso mediatico dopo un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene”.

Lo scioglimento arriva anche alcuni mesi dopo il sequestro di beni per 5 milioni di euro a carico di un ex consigliere comunale, eletto nel 2012 nella lista a sostegno dell’ex sindaco Errante, che in passato ricoprì anche il ruolo di assessore della città.

Infine, ha probabilmente pesato nella scelta del governo anche l’indagine sugli appalti pubblici pilotati per favorire il latitante, con l’arresto dell’imprenditore Rosario Firenze a dicembre 2016. I cittadini ora sono divisi tra chi critica il fatto che lo scioglimento arrivi a pochi giorni dal voto e chi invece vede la decisione come un’opportunità di rinascita.

(Anna Ditta)