Eccoci giunti al rettilineo finale delle regionali. Gli ultimi sondaggi, prima del silenzio elettorale, confermerebbero le indicazioni delle settimane precedenti di un rush finale tra Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri. Decisivi, come sempre, saranno i voti degli indecisi e, chissà ancora di più, l’eventuale conversione dei tanti astenuti. Si parla di proiezioni, certo, e sappiamo già come, talvolta, il voto le abbia prontamente smentite. Eppure, queste potrebbero già suonare come una sentenza definitiva per il centrosinistra, ad oggi lontanissimo da qualsiasi velleità di vittoria. Tanto con Fabrizio Micari, quanto con Claudio Fava.

L’area di centrosinistra si è presentata divisa alle elezioni regionali in Sicilia con due candidati: Fabrizio Micari e Claudio Fava

E parliamoci chiaro: non si tratterebbe di una sorpresa. Tutt’altro. Per certi versi un’evidenza dal momento in cui sono venuti meno tutti i buoni propositi unitari emersi qualche mese prima con il modello Palermo di Leoluca Orlando. Da una parte il Pd con i fidi alfaniani, dall’altra Mdp e Sinistra Italiana. Era obiettivamente difficile pensare a un centrosinistra diviso e competitivo in un quadro politico tripolare, contro il ricompattato centrodestra e il lanciato M5S. E lo era ancora di più, se si riconsidera il modo in cui sono stati scelti i due candidati, al termine di un percorso che definire perverso e contradditorio è quantomeno eufemistico. Dimostrazione ne è stata la gestione della candidatura, mai stata realmente tale, di Pietro Grasso. E a ben vedere, anche del post, con litigi, discussioni, frecciate tra parti, incontri limitati solo ad alcuni, e tanto altro a fare da anteprima a scelte che s’immaginavano già potessero essere “di secondo piano”.

Su questo, senza dubbio, ha finito per incidere in particolare il quadro collettivo nazionale. Da parte del Pd, che ha di fatto scelto Alfano come interlocutore futuro tanto per le prossime elezioni politiche quanto, come la storia ha dimostrato, per quella legge elettorale che da lì a breve sarebbe stata forzatamente approvata a colpi di fiducia in Parlamento dal governo. Ma anche da parte della sinistra radicale, la quale, in coerenza con la spaccatura tra i D’Alema e Bersani con il resto dei dem, ha deciso di correre da sola, quasi a voler porre ulteriore distanza con l’odiato Matteo Renzi. Un segnale per il futuro politico nazionale e naturalmente anche regionale. Il centrosinistra ha quasi deciso di partire battuto, abbandonandosi alle solite schermaglie interne. E al di là del fatto che si parli di meri sondaggi, le sensazioni a pochi giorni dal voto non possono che essere negative. Lo si evince persino dai diretti interessati. «Sommando le percentuali che mi vengono attribuite e quelle di Fava, saremo vicini a Musumeci e Cancelleri. Sono stati i vertici romani dell’Mdp a non volere l’intesa», ha sostenuto qualche giorno fa, Fabrizio Micari nel commentare le proiezioni. Parole quelle del rettore, che sanno di resa preventiva in attesa del giudizio nefasto delle urne. Che tra le righe dei sondaggi sembra in realtà essere già arrivato.

Mario Montalbano, autore dell’articolo.

(Mario Montalbano)

Articolo di Salvatore Scaduto