Ultime ore di riflessione per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una pausa imposta dal nulla di fatto dal mandato esplorativo conferito al presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, oltre che dal weekend di tornata elettorale in Molise. Domani dovrebbe essere il giorno buono per indicare un’altra possibile soluzione allo stallo politico nazionale. Vista la persistenza dei veti incrociati tra centrodestra e il M5s, il capo dello Stato, secondo indiscrezioni sempre più concrete, sembrerebbe indirizzato a conferire un altro mandato esplorativo al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, allo scopo di verificare la possibilità di un governo tra il M5s e Pd.

Ipotesi, questa, fino a ieri da ritenersi complessa, alla luce soprattutto della posizione aventiniana dei Dem. Anche se, nelle ultime ore, vanno registrate parole leggermente più morbide dal reggente Maurizio Martina. L’ex ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ieri non ha chiuso totalmente la porta, piuttosto ha preferito rinviare ogni considerazione in attesa delle indicazioni del capo dello Stato in merito. Difficile, allo stato attuale, prevedere uno scenario di accordo. Non solo per i veleni intercorsi tra le parti nel recente passato.

Ad oggi, inoltre, va messa in conto anche la freddezza con cui Luigi Di Maio sembra aver accolto tale ipotesi. Al di là delle parole di supporto rivolte a Roberto Fico, il leader politico del movimento non può non temere l’apertura verso il Pd. Da una parte, perché dovrebbe smentire, di fatto, gli ultimi anni di legislatura fatti di critiche e opposizione ferrea nei confronti di ciò era stato ed è, in fondo, etichettato dalla base come il nemico assoluto. Ma, soprattutto, ciò significherebbe porre una pietra tombale definitiva alla sua aspirazione massima, posta a condizione d’altronde anche durante il dialogo con il centrodestra. Ossia diventare presidente del Consiglio.

Appare quantomeno scontato che se il Pd, e con sé la maggioranza renziana, dovesse aprire a un accordo con il M5s, la prima clausola di un potenziale “contratto di governo” sarebbe, appunto, avere un terzo nome come premier. Della serie, «tutti tranne Di Maio». E il nome di Fico, che rappresenta sicuramente la parte più a sinistra del M5s, potrebbe essere un nome spendibile. Alla luce di questo scenario, non sorprende, quindi, che lo stesso Luigi Di Maio, ieri, a margine della visita al Salone del Mobile a Milano abbia riaperto, e non poco, a un governo con la Lega di Matteo Salvini, con cui è convinto di poter «fare cose molto importanti» per il bene del paese.

Parole da vero e proprio corteggiamento che, di fatto, avvalorerebbero la tesi di chi non ha mai creduto realmente alla teoria dei «due forni» avanzata dallo stesso Di Maio. La speranza era e è un accordo con la Lega di Salvini, ovviamente senza Forza Italia e soprattutto Silvio Berlusconi. Già, ma Salvini mollerà Berlusconi? E soprattutto perché dovrebbe farlo? Che il rapporto tra i due non sia mai stato eccelso lo dimostra la storia. Oggi ancora di più, Salvini si è preso sul campo, il 4 marzo, la leadership del centrodestra e da tale posizione non accetta intralci o deviazioni dalla sua linea strategica. Da qui l’irritazione per l’apertura al Pd e per le critiche ai Cinque Stelle di Berlusconi di qualche giorno fa.

Salvini, dalle ultime dichiarazioni, sembra aver accantonato l’idea di fare il premier, rivolgendo l’attenzione sempre di più sull’applicazione del programma, su cui, come più volte ha voluto ribadire, «gli italiani lo hanno votato». Ed è altresì consapevole che l’unica soluzione a questo punto è andare al governo con il M5s. E pazienza se si tratta di fare il minus di Di Maio. Sicurezza, alias Ministero degli Interni, ed economia, rappresentano argomenti e dicasteri ampiamente alla portata e storicamente negli interessi della Lega e di Salvini.

A sensazione per il colpo di mano e la rottura con Berlusconi, però si potrebbe attendere una settimana. Ossia dopo i risultati regionali, tanto in Molise quanto soprattutto in Friuli, al termine del quale Salvini mira a consolidare la propria posizione da leader indiscusso del centrodestra. In modo anche da rintanare Berlusconi a un ulteriore ruolo da comprimario (per intenderci il famoso supporto esterno), che equivarrebbe dire rompere con lui. Un fatto che sembrerebbe, a dir il vero al di là delle parole e intenzioni future, essere già avvenuto.

Mario Montalbano, autore dell’articolo.

(Mario Montalbano)

Articolo di Salvatore Scaduto