Il progetto “Cambio di Rotta” non si ferma: si è iniziato con la stesura di un “Registro identitario della pesca del Mediterraneo e dei borghi marinari” ed un opuscolo su “Le bottarghe. Eccellenze mediterranee” per arrivare ad un accordo con il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Ateneo palermitano. In merito a quest’ultimo, gli studenti universitari coinvolti, assieme ai loro docenti e tutor, lo scorso mese hanno presentato i risultati raggiunti durante il loro tour tra persone e luoghi della Sicilia del pesce (imprese, borghi, musei, tonnare): per far incontrare ricerca scientifica ed impresa in un dialogo/confronto al fine di individuare nuove esigenze e nuove figure professionali.

La crisi,che ha investito il settore pesca, ha visto ridurre negli ultimi trent’anni di circa un terzo il numero delle imbarcazioni e perdere 18mila posti di lavoro. Tra le cause: l’incremento dei costi di produzione; la scarsa strategia di commercializzazione e promozione; l’atavica riluttanza a forme di associazionismo; lo scarso ricambio generazionale; la bassa propensione ad innovazioni di processo e/o prodotto; maggiore concorrenza da parte di altri Paesi competitors; maggiori vincoli normativi imposti dall’UE sulle campagne di Pesca.

Tuttavia, il comparto della pesca in Sicilia è caratterizzato da una storia millenaria ed è stato da sempre uno dei settori trainanti dell’economia, innescando nel corso dei secoli un forte legame con il territorio e tramandando straordinari saperi culturali, antropologici e manifatturieri che sono strettamente correlati ad antiche tradizioni gastronomiche.

Una realtà che tocchiamo con mano, – commenta Domenico Targia, progettista e coordinatore del Registro identitario della pesca del Mediterraneo e dei borghi marinari – l’artigianalità della nostra flotta costituisce un punto di forza per il settore. L’indagine ed il censimento degli attrezzi da pesca utilizzati nel Mediterraneo che stiamo provvedendo a fornire rientra tra i compiti del Registro Identitario (Decreto 375 del 14/6/2016). Cercheremo di mettere in risalto come ciò che viene tramandato oralmente si sposi con le nuove tecnologie”.

Verranno così elencate tutte le principali metodologie di pesca che rispondono anche ai diversi periodi dell’anno dipendenti da vari fattori (climatici, biologici, ecologici e di mercato): dalla lenza a mano al palangaro, dagli attrezzi da posta alle reti da posta. Sarà un percorso storico-culturale ma che guarda all’economia ed alla salvaguardia del mestiere dei pescatori.

“Dalla rottamazione di barche e pescatori alla valorizzazione antropologica del settore. – annuncia Dario Cartabellotta, dirigente del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Sicilia – Ciò significa:insediamento di giovani pescatori, trasformazione ittica e vendita diretta del pescatore, sostegno per acquistare attrezzi per migliorare la sostenibilità ambientale e per ripulire il mare dalla plastica. Sono questi i bandi del FEAMP in corso di pubblicazione”.

Ogni approfondimento il 30 novembre alle ore 10, presso la Facoltà di Lettere e filosofia di Palermo, Sala riunioni del Centro studi filologici e linguistici siciliani.

(Redazione)

Articolo di Salvatore Scaduto